PUNTUALMENTE AD OGNI INIZIO D’ANNO SCOLASTICO – di R.Mancini

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Scatola da sei o da dodici pastelli, o più semplicemente “colori”, come li chiamavamo noi ragazzini delle Elementari?

 Li userò davvero tutti e dodici o i sei, quelli essenziali ,di legno grezzo, ben usati e sapientemente incrociati con i “mozziconi” degli anni precedenti, basteranno anche oltre il necessario?

Mi occorrerà davvero un buon arancione quando so che  con il rosso e il giallo lo otterrò secondo la tonalità desiderata?

 E lo stesso per quel viola che mi verrà fuori meravigliosamente dall’unire, secondo la giusta pressione della mia mano, il rosso e il blu.

 E quella scatoletta di cartone leggero che li conteneva! Che bozzetto la scena del giovane Giotto che disegna su un masso un soggetto agreste mentre il suo maestro appare ammirato, come ci racconta il Vasari, anche per la perfezione di un cerchio eseguito dal ragazzo a mano libera, in maniera così perfetta da eguagliare quello tracciato da un compasso!

 E che dire dello scherzo che il giovane Giotto fece al suo maestro, secondo molti Cimabue, nel disegnare su una tovaglia da tavola una mosca, così realistica nei minimi particolari, che già due volte il grande pittore aveva tentato di discostarla!

 Anche  il miglior portapenne e matite, con gli scomparti per gomme e temperini, a scatolette sovrapposte di legno, riservava qualche piccolo spazio ad un colore ormai solo soletto di qualche anno precedente.

  Non mi andava di buttarli i colori ormai ridottisi a qualche centimetro: volevo trovasssero meritato riposo in qualche angolo di cassetto, e in emergenza serebbero potuti sempre servire, mentre ormai la delicata scatoletta di cartone che li aveva contenuti si era da tempo disfatta per il troppo uso.

E che darei oggi per rivedere qualcuno dei miei disegni da ragazzo dove la tematica dominante era l’avventura, gli eserciti e le guerre con mura merlate da scalare o paesaggi marini dove avevo imparato, dalla pressione su un colore azzuzzo, a descrivere le varie intensità del mare sempre più blu quanto più ci si avvicinava all’orizzonte!

 E laggiù, quasi sempre, un giallo sole al tramonto con i suoi raggi che si irradiavano in un cielo pieno di gabbiani e sparse nuvolaglie che mi rendessero più intensa la scena, mentre velieri e piroscavi potevano anche farmi arrivare, con la mia fervida fantasia, a Mompracem, tappa d’obbligo, per noi piccoli sognatori ,come per il suo autore, Emilio Salgari, che non lasciò mai, se non con la mente, la scrivania di casa sua!

Avevo poi la fissazione degli elmi, non solo quelli da legionario o da centurione romano , ma anche quelli medioevali con vari tipi di celata dove garantivo, all’ammiratore di turno, sulla perfetta visibilità dell’avversario anche da una modesta griglia di buchini tondi.

 Gli antichi elmi greci erano poi il mio forte: era il tempo, al cinema, dei film “peplum”, sulla Storia Antica, e mi ero quasi “specializzato” su quegli immensi laterali paraguance, sulle prominenti borchie che trattenevano poderose difese per il volto e, nella parte alta, sovrapposte e minacciose code di cavallo, a più colori,(dipendeva se mi riferissi a truppe di Atene o di Sparta) che incutessero quanta più paura possibile al nemico. Tutto questo m’è ritornato in questi giorni alla mente dopo aver visto un piccolo pastorello che ritrae le sue pecorelle. (Rino Mancini)

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Pellegrino Mancini

Informazioni su Pellegrino Mancini

Lettere Moderne. Amo la fotografia da sempre, acquisita dalla viscerale passione per il cinema. Sviluppatasi come fotografia prettamente "familiare", si è poi evoluta dalla interessata osservazione di quanto mi circonda: dalle cose più piccole a quelle più grandi che però possono entrambe svelare spazi enormi di riflessione, ammirazione, stupore. Portarmi dietro sempre una compatta fa di me una persona che vive più intensamente perchè osserva e non passa oltre distrattamente sempre alla ricerca di qualcosa che abbia di che dire e raccontare sulla natura, gli uomini, le cose.

2 pensieri su “PUNTUALMENTE AD OGNI INIZIO D’ANNO SCOLASTICO – di R.Mancini

  1. Buonasera sig. Mancini,
    mi chiamo Rèpaci Giuseppe, sono nato a Palmi nel 1949 e ho frequentato le scuole elementari con il prof. Saladino Siciliano. Sono presente nella foto qui pubblicata, in piedi, affiancato al prof. Siciliano che mi abbraccia e vesto il grembiule d’ordinanza con il fiocco azzurro.
    Lei, mi dice mia sorella che ha scoperto questa sua foto, è il ragazzo accovacciato a fianco di
    Paolo Marincola,con la sciarpa al collo.
    Onestamente ricordo di aver avuto rapporti di amicizia con Marincola, Lovecchio e Altavilla;
    purtroppo non ho suoi ricordi o di altri compagni di quei tempi.
    Nel 1961 la mia famiglia si è trasferita al Nord Italia e attualmente vivo a Varese in Lombardia.
    Se pensa di avere qualche ricordo di me e dei compagni di scuola mi farebbe piacere avere qualche notizia ( la mia e-mail è : repax2009@live.it ).
    Colgo l’occasione per inviarLe cordiali saluti, Rèpaci Giuseppe

  2. E’ davvero incredibile come la fotografia riesca a fare da collante tra le pieghe del tempo.
    A nome di tutta l’Associazione Imagorà, sono estremamente contento che su queste pagine si sia potuto realizzare un raccordo tra tempi e luoghi così distanti tra loro.
    Vorrei dare il mio personale benvenuto al Sig. Repaci, ringraziandolo per averci resi partecipi dell’emozionante scoperta.

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