UNA “FATA”…RACCONTA. – di R.Mancini

finalfata

Voi esseri umani mi fate spesso sorridere quando, a tutti i costi, volete spiegarvi il Fantastico, con le vostre indagini scientifiche!

Così, per esempio, non vi va giù che La Pizia dell’Oracolo sia veramente invasata dal dio Apollo: per voi si tratta di esalazioni del terreno vulcanico di Delfi che la mandano in estasi e volete che ogni cosa si spieghi rigosamente con la Ragione.

Per voi è un indice di rifrazione della luce del sole nell’aria a vari strati di temperatura e di minuscole goccioline di acqua rarefatta che fungono da lente di ingrandimento nelle torride giornate estive che causano quel particolare fenomeno che da me prende il nome, soprattutto nello Stretto di Messina e dalla costa reggina in particolare, per cui la sponda opposta risulti molto più vicina, quasi a potersi toccare con mano, di quanto non lo sia in realtà.

Balle, credete a me, io sono la Fata Morgana, una vera fata e di prodigi me ne intendo.

Sin da quando, sorella di Artù, lasciai la Bretagna e, “fata delle acque”, venni ad abitare alte torri che si materializzano agli occhi di chi assiste ad un miraggio.

La difesi davvero la Sicilia, al tempo delle invasioni barbariche, dal capo di un’orda che dalle rive di Reggio credette, poichè io così lo ingannai, di poter raggiungere con poche bracciate l’altra sponda ed impossessarsi di quel paradiso di grano e sole ben differente dalle sue fredde e desolate steppe.

Presto con la sua pelle di capra per indumento e la corazza di cuoio tutta borchiata di pesante metallo, andò giù come una biglia e le sue truppe, atterrite dal funesto presagio, risalirono, a spron battuto, la penisola.

Devo dire che offrii il mio aiuto anche a Ruggero d’Altavilla nel 1060, affinchè liberasse la Sicilia dalla dominazione musulmana, ed egli mi vide salire su un carro bianco e azzurro, misteriosamente apparso, tirato da sette cavalli bianchi con le criniere azzurre.

E poi, se non ci fossimo noi fate…ma che mondo sarebbe il vostro?  Rino Mancini

UNA “FATA”…RACCONTA. – di R.Mancini
(Dedicato a chi sa andare su un tappeto volante ed il suo raziocinio lo porta a pensare di tenersi forte dai bordi. Rino Mancini)
Questo articolo è stato pubblicato in Digressioni da Pellegrino Mancini . Aggiungi il permalink ai segnalibri.
Pellegrino Mancini

Informazioni su Pellegrino Mancini

Lettere Moderne. Amo la fotografia da sempre, acquisita dalla viscerale passione per il cinema. Sviluppatasi come fotografia prettamente "familiare", si è poi evoluta dalla interessata osservazione di quanto mi circonda: dalle cose più piccole a quelle più grandi che però possono entrambe svelare spazi enormi di riflessione, ammirazione, stupore. Portarmi dietro sempre una compatta fa di me una persona che vive più intensamente perchè osserva e non passa oltre distrattamente sempre alla ricerca di qualcosa che abbia di che dire e raccontare sulla natura, gli uomini, le cose.

Lascia un commento