Una Carezza di Vento

una_carezza_di_ventoIl 20 giugno 2014 al cinema teatro Aurora di Reggio Calabria è stata proiettata la prima del film “Una Carezza di Vento” tratto dal romanzo dello scrittore Bart Laface, figlio del noto cantante/comico Folk Enzo e condotto da una brillante regia di Pino Laface, fratello di Bart. Insieme hanno dato vita e realizzato un bel romanzo a cui ha avuto seguito il film, un lungometraggio ben realizzato, con poche risorse, ma risultati degni di lavori ben più costosi.
Un debutto accompagnato da oltre 350 presenze che hanno saturato il Cinema teatro reggino, superando le aspettative degli organizzatori.
Il cast composto da Bravi attori tra cui Spiccano i nomi di Rocco Barbaro, Gianfranco Quero, Saverio Malara, Adela Laface e tanti altri bravi talenti locali , che con tanti sacrifici , hanno regalato alla macchina da presa, scene ricche di professionalità, capaci di emozionare il pubblico più attento.

Sinossi: Il lungometraggio è composto da due episodi, che si sfiorano solo nel finale. Entrambi si svolgono tra giovedì santo e domenica di Pasqua.
Un cantante fallito, Mimmo Lo Trozzo, un divano pignorato, ultimo regalo della suocera prima di morire, da recuperare per riconquistare la perduta serenità familiare; Luca, il più piccolo di un gruppo di ragazzini deviati vessati da un boss da operetta impegnato ad organizzare un musical sulla vita di Cristo in neomelodico napoletano. Il sogno di fregare il boss, di fuggire in Romania per aprire un elegante bar italiano; Un pescatore poeta, Santo, dal passato turbolento che vive in un borgo marinaro e sogna di riconquistare una donna conosciuta 35 anni prima.
UNA CAREZZA DI VENTO, ambientato non a caso nella settimana di Pasqua, è la storia di tre resurrezioni mancate, anche se in verità quella di Mimmo Lo Trozzo, sembra compiersi, ma con l’inganno e l’abuso della credulità popolare. Non c’è in essa nulla di eroico e di ammirevole; l’unica concessione possibile è la simpatia per il personaggio, perseguitato dalla sfortuna e dai propri errori, eppure testardamente creativo nella ricerca di una via di scampo.
Le altre due resurrezioni, quella di Luca e dello zio Santo, sono impossibili per ragioni diverse. Luca ha un destino segnato dalle sventure familiari, da una sensibilità che non lo riscatta ma lo sprofonda nella coscienza terribile della propria sconfitta.
Santo ha invece perso il suo treno, anche se pensa di poterlo riprendere, alla stessa fermata, trentacinque anni dopo. Raramente, invece, la vita regala una seconda opportunità.

Giuseppe Filice

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