Festa al Vecchio Borgo, Imagora c’è!

In primo piano

La sera di domenica 16 luglio 2017 dalle ore 20.00 si potrà vivere la Festa al Vecchio Borgo, nelle vie del paese vecchio di Rizziconi, in provincia di Reggio Calabria. Una manifestazione, giunta alla quinta edizione, ideata e organizzata dall’Associazione Solidal’è onlus. 

«Un programma ricco che prevede mostre, spettacoli musicali, performance artistiche e degustazioni enogastronomiche – ha spiegato la Presidente di Solidal’è onlus Giusy Pappatico, nel corso della conferenza di presentazione – che sarà realizzato grazie all’impegno e alla collaborazione del gruppo di soci e a diverse realtà associazionistiche e imprenditoriali del territorio».

Pescatori a Scilla (RC) Ph. Giancarlo Parisi

Pescatori a Scilla (RC)
Ph. Giancarlo Parisi

Bagnara Calabra, Costa Viola (RC) Ph. Massimo Collini

Bagnara Calabra, Costa Viola (RC)
   Ph. Massimo Collini

 L’Associazione Imagorà sarà presente! Con una mostra fotografica titolata “Paesaggi, Borghi e Volti di Calabria”. Sono scatti realizzati dal gruppo di soci, guidato dal presidente Giancarlo Parisi, durante le “uscite fotografiche”, vere e proprie esplorazioni a contatto con il contesto naturale, paesaggistico e antropico calabrese; l’intento della mostra sarà quello di valorizzare luoghi della nostra terra, di rara bellezza, spesso poco conosciuti, e al contempo mostrare ritratti di persone che vivono quotidianamente, caparbiamente, il territorio.

Antica chiesetta dei Tripepi Ghorio di San Lorenzo (RC) Ph. Giuseppe Filice

Antica chiesetta dei Tripepi Ghorio di San Lorenzo (RC)
      Ph. Giuseppe Filice

La “Festa al Vecchio Borgo” si conferma un appuntamento atteso, un momento di aggregazione per la comunità nel segno della cultura, dell’arte, delle tradizioni, finalizzato anche alla raccolta fondi in favore delle famiglie in difficoltà del comprensorio.

  • MUSICA

Le vie del borgo cittadino saranno animate da due momenti musicali. In programma, i Colturasonyca, due giovani e virtuosi musicisti Enzo Argirò (chitarra) e Tato Barresi (handpan) che si esibiranno in una performance fatta di atmosfere cupe a volte o saltuariamente ambientali fino a groove più spinti.

Ilenia Surace & Formazione Stabile, band composta da quattro talentuosi artisti che si esibirà invece in brani che vanno dalla Bossa Nova del mitico Jobim alle Ballad di Gershwin, passando dal Jazz e sfiorando lo Swing, non trascurando i grandi successi della musica Pop, nazionale e internazionale. La splendida voce della cantante Ilenia Surace sarà egregiamente accompagnata dalle chitarre di Francesco Rao, dalla batteria di Gigi Giordano e dal basso di Davide Sergi.

  • ARTE

Interessanti e prestigiose le esposizioni artistiche previste per l’evento estivo targato Solidal’è. Protagonisti della serata gli artisti Giancarlo Colloca, Maurizio de Marco e l’Associazione di Cultura Fotografica Imagorà. In un suggestivo percorso, potranno essere ammirati i meravigliosi scatti del progetto inedito “L’ombra di Wetiko” di Giancarlo Colloca, artista calabrese poliedrico che attraverso la fotografia esamina il senso profondo delle cose e cerca di individuare l’anima del mondo, le sue bellezze e le sue contraddizioni, i cui lavori sono stati esposti in varie città d’Italia, in Svizzera, Russia, Finlandia, USA, Francia.

Una tecnica pittorica che si nutre unicamente del bianco e del nero, assenza di colore e scala di contrasti, bagliori improvvisi e ricami color inchiostro, quella dell’artista reggino Maurizio de Marco, grafico editoriale di professione che nella pittura esprime altre due passioni: il cinema e la musica. In “Black & White”, in mostra a Rizziconi, prendono vita soggetti di personaggi e attori famosi, vere icone del novecento, dal cinema muto americano, il grande Charlie Chaplin, al sogno sexy degli anni Cinquanta, la dolce e sensuale Marilyn, fino ad arrivare ai classici italiani e poi ancora sogni di jazz e blues.

  •  ENOGASTRONOMIA

Altrettanto interessanti gli appuntamenti dedicati all’enogastronomia: degustazioni guidate con specialità della tradizione culinaria calabrese abbinate a vini e birre artigianali con la collaborazione di giovani imprenditori del territorio, tra cui Vincenzo Barillà che è intervenuto alla conferenza di presentazione, sottolineando il suo entusiasmo per l’iniziativa e la sinergia creata con l’associazione di volontariato.

     In questa pagina trovate tre delle alcune delle foto che saranno esposte nella mostra.

VI ASPETTIAMO!!

 

Insieme per dire “Stop al Bullismo”

In primo piano

Si è conclusa a Palmi la campagna di prevenzione contro il bullismo, promossa dalla   sezione territoriale dell’Osservatorio Nazionale sul Diritto di Famiglia. Venerdì 20 novembre 2015, in occasione della giornata mondiale per i diritti dell’infanzia, si è conclusa la campagna di comunicazione sociale contro il bullismo, rivolta alle classi quinte delle scuole primarie palmesi. L’iniziativa è stata promossa dalla sezione territoriale di Palmi dell’Osservatorio Nazionale sul Diritto di Famiglia, presieduta dall’Avv. Giovanna Cartisano.

Erano presenti all’evento numerose autorità civili e religiose, quali il Dott. Giovanni Barone, In apertura dei lavori, l’Avv. Giovanna Cartisano, ha spiegato ai presenti che il percorso educativo e di formazione rientra nell’ambito del progetto “Genitori e Figli: l’importanza del dialogo” che, ha comportato la realizzazione di un cortometraggio ispirato ad una storia di bullismo realmente accaduta qualche anno fa nelle nostre scuole. Ai fini della ricostruzione della vicenda, si è rilevata preziosa la collaborazione della Dott.ssa Graziella De Maria, laureata in scienze e tecniche psicologiche. 13Attraverso la messa in scena della storia di un bimbo vittima di atti di prepotenza, l’Associazione ha voluto illustrare l’importanza della comunicazione familiare come possibile soluzione per combattere la violenza fisica e/o verbale. La regia è stata curata dalla Dott.ssa Sabrina Esposito, Presidente dell’Associazione culturale Proagòn. Protagonisti del filmato sono stati giovani attori delle scuole primarie e secondarie di Palmi (Giuseppe Calogero, Vincenzo Calogero, Antonino Gioffrè, Vincenzo Borgese, Luca Pilello, Marco Belloni, Claudia Calabria, Flavia Faraone, Chiara Cannella, Rosa Gullo, Carmine Gullo, Sofia Pardeo e Carmine Surace). Hanno altresì partecipato Sabrina Esposito, Andrea Militano e Mario Augimeri. Continua a leggere

Recensione e considerazioni sul “Processo alle fotografie” di Giancarlo Parisi

Verità. Mi soffermo su questo concetto che a mio avviso è centrale nel libro di Giancarlo Parisi.

L’immagine riprodotta da una fotografia, quando si avvicina sensibilmente a ciò che i nostri occhi vedono quotidianamente, o hanno già visto, assume il valore di verità assoluta. Parisi afferma in maniera categorica che non è mai così, è un assioma secondo l’autore. La verità non è espressa totalmente in una fotografia, come un articolo di giornale non è conforme perfettamente alla realtà dei fatti. Aggiungo io. Entrambi i mezzi comunicativi sono quindi veri solo parzialmente. Questo sillogismo mi fa sottolineare che nel libro, oltre naturalmente alla tesi esposta dall’autore, vi sono presupposti filosofici oltre che storici e sociologici. Compare infatti molto spesso il termine ontologico.

E se vogliamo aggiungere ulteriori aspetti, riferendoci alla verità assoluta si può arrivare agilmente a discorsi di carattere filosofico teoretico toccando il trascendente e il metafisico. Spunti estremamente interessanti che si ritrovano all’interno di un volume incentrato sulla post produzione fotografica.Parisi-copertinaTornando però sul versante giornalistico va citata la prefazione curata da Sandro Iovine, già direttore della rivisita “Il Fotografo”, nonché insegnante di Reportage e linguaggio della comunicazione visiva. Indubbiamente il valore documentale della fotografia rappresenta un elemento quasi imprescindibile dal testo di un articolo giornalistico. Ora, tanto l’uno, quanto l’altro, una volta pubblicati, non sono ovviamente la verità assoluta come già anticipato. Una porzione di essa, quanto il più onesta e oggettiva possibile, può determinarlo l’autore. Il concetto si può desumere con qualche esempio concreto: l’articolo su un omicidio in cui vengono utilizzati termini truculenti insistendo sulla drammaticità dell’accaduto; una lunghissima conferenza o un consiglio comunale riportato in poche battute, omettendo partecipanti e interventi.

La stessa cosa avviene esclusivamente quando si propone una foto, senza il corredo di didascalie: un’immagine nuda e cruda. L’autore fa diversi esempi che hanno costellato la storia dei fotoreporter più celebri.

Oggi, dopo quella che Giancarlo Parisi definisce “la grande digitalizzazione”, si può capire in maniera ancora più chiara la falsa convinzione che il fotografo a cui portavamo a sviluppare il nostro rullino, concretizzava esattamente quello che noi avevamo scattato. Utilizzo il termine chiara non a caso perché oggi tutto il processo che porta dal negativo all’immagine avviene simultaneamente, in chiaro dunque, e non in una camera oscura. Il fotografo agiva anche prima, nel retrobottega, gestendo gli agenti chimici e dosando i colori in maniera sapiente per poter proporre al cliente le fotografie il più possibile vicine alla realtà. Ma erano i suoi occhi a determinarla, non i nostri. L’importanza del punto di vista.

Oggi lo sviluppo avviene in meno di un secondo già sullo stesso schermo della macchina fotografica digitale e attenzione: non si tratta di un prodotto terminato, concluso. È solo l’inizio del processo per arrivare al risultato finale, l’inizio della post produzione.

 Uno sviluppo imprescindibile secondo Giancarlo Parisi. Si evince ancor di più questo concetto con le macchine reflex o con le cosiddette compatte evolute (piccole ma più costose per capirci) dove c’è la possibilità di scattare con un formato particolare, raw – grezzo. Quest’ultimo corrisponde alla diapositiva. E quella va sviluppata a proprio piacimento, tentando di riprodurre quello che i nostri occhi hanno fissato al momento dello scatto. Si può agire altrimenti attraverso determinati “movimenti” informatici su alcune parti della fotografia. Ritagliarla, ingrandirla, darle più o meno luminosità, saturazione e interventi che potenzialmente possono essere infiniti. Questo procedimento che da molti è visto come una truffa, non è nient’altro che una pratica sempre esistita nella storia della fotografia.

L’autore cita diversi casi, addirittura presenti agli albori della pratica fotografica, nell’800, quando lo sviluppo avveniva in maniera artigianale usando mezzi diversi da tastiera, mouse, schermo e un potente computer. Il modo è lo stesso, solo che adesso è molto più accessibile ad un numero sempre più elevato di persone.

Immaginiamo per un attimo un processo nell’accezione giuridica (Giancarlo Parisi è un legale realmente, tra l’altro n.d.r.), dove un ipotetico imputato è messo alla sbarra per una dichiarazione, dopo aver visionato numerose immagini nel corso di una mostra. Questa l’affermazione «Quella foto è stata ritoccata, photoshoppata e quindi è falsa!».

 Volendo fare l’avvocato difensore sosterrei che la buona fede dell’imputato si attesta dal momento in cui, attraverso i media, è stato costantemente bombardato da immagini apparentemente perfette. L’ipotetico imputato pensa dunque: “Ma quella modella non è così bella in tv come appariva nella foto della pubblicità della rivista o ancora, quel paesaggio con quelle luci e quei determinati riflessi, non può essere vero, non ricordo di averne mai visto uno così”. Rimanendo sul tema del paesaggio: “Un fiume che sembra setoso, senza le increspature dell’acqua? E com’è possibile?! No no, tutto ritoccato al computer”.

 L’accusa allora può immediatamente replicare tirando fuori una fotografia scattata nel 1979 con un “fiume setoso” e spiegare che fu scattata con la tecnica dei “tempi lunghi”.

Ma il processo o, come suggerisce il sottotitolo del libro, la battaglia è senza fine.
Un passaggio fondamentale, che propone l’autore stesso, è che vi sia maggiore consapevolezza attraverso l’insegnamento della storia della tecnica fotografica. Mi sembra davvero una proposta che può essere adottata concretamente: l’educazione alla fotografia. Una materia quanto mai attuale. Siamo invasi dalle fotografie, costantemente, e le nuove generazioni, nate con la fotocamera digitale, è giusto che sappiano qualcosa in più su ciò che utilizzano quotidianamente. Bisogna ricordare infatti che la fotografia ha un potere incredibile che talvolta sfugge al controllo. Conoscerne la storia può aiutare a gestire il presente e il futuro della cultura fotografica.

Dove acquistare “Processo alle fotografie”.

Giuseppe Bova

Disponibile la copia cartacea di “Camera con Vista” n°3

Dopo il grande risultato raggiunto con il 2° numero di “Camera con Vista” dedicato alla Varia di Palmi, IMAGORA’ è lieta di comunicarvi che procederà alla stampa del 3° numero del periodico di cultura fotografica, divenuto ormai un caposaldo dell’Associazione.

Chiunque fosse interessato ad avere una copia cartacea al costo di € 4,90 (oppure € 6,90 con spedizione a domicilio), può inviare e-mail di prenotazione entro (e non oltre) il 5 dicembre 2014, con allegata ricevuta di pagamento, effettuabile tramite:

  1. Bonifico postale su c/c n. 001017942283, CAUSALE: Copia Camera con Vista n.3.
  2. Bonifico bancario, Codice IBAN: IT 81 B 07601 16300 001017942283,  intestato a: Associazione Fotografica Culturale Imagorà, CAUSALE: Copia Camera con Vista n.3.

Lo Staff di Imagorà

Programma ufficiale uscita “Civita & Dintorni”

Continua l’attività escursionistica di Imagorà Fotografia, che è lieta di annunciarvi il programma ufficiale della seconda uscita fotografica “Civita & Dintorni” che si terrà nei giorni 17-18 e 19 ottobre 2014. Il gruppo raggiungerà una delle tappe più ambite per gli amanti della montagna e della natura, fra i boschi e le valli del Pollino, per trascorrere un fine settimana in compagnia dei soci e di tutti gli altri partecipanti all’escursione.

Data e luogo di partenza: 17/10/14 alle ore 6.45 da Palmi, piazza I° maggio. Chi trovasse scomodo raggiungere Palmi per il raduno, potrà aggregarsi al gruppo successivamente, avendo cura di interfacciarsi telefonicamente con gli organizzatori al seguente recapito telefonico: 380.19 62 348.

Data di ritorno: 19/10/14 in serata.

Quota di partecipazione: € 10,00 per i non soci. Trattasi di mero contributo all’attività dell’Associazione.

Costo del pernottamento: € 69,00 per tutti i partecipanti, comprensivo di N. 2 pernottamenti con prima colazione presso dei Bed&Breakfast situati nel comune di Civita.

Altri Costi: da sostenere in loco per eventuali visite guidate alle Gole del Raganello (condizioni meteorologiche e ambientali permettendo)

Tempi e modi di adesione: i partecipanti dovranno inviare una prima e-mail di richiesta di partecipazione a: info@imagora.it, per verificare la disponibilità dei posti ancora liberi, oppure chiamare al numero 380 19 62 348. Successivamente, a titolo di conferma, entro e non oltre il 5 ottobre 2014, dovranno inviare una nuova mail con allegata la ricevuta di versamento della quota di partecipazione (€ 79,00 per i non soci, € 69,00 per i soci) (da intestare all’Associazione Fotografica Culturale “Imagorà” sul c/c postale n. 001017942283) e al modulo di liberatoria compilato e firmato (scarica qui il modulo). Coloro i quali, per qualunque motivo estraneo all’organizzazione, dovessero decidere di non prendere parte all’escursione NON avranno alcun diritto al rimborso delle somme versate.

Numero massimo di partecipanti:  vi sono in totale 20 posti disponibili.

Trasporto: è previsto trasporto con mezzo proprio, tuttavia, sarà possibile viaggiare su una delle auto degli organizzatori sino ad esaurimento posti.

http://www.comunedicivita.it/civita.html

CIVITA: Immersa in un contesto naturalistico senza pari, su una delle più belle vallate del Pollino di sud-est ai piedi dell’omonima valle, a 450 mt sul livello del mare, a cui fanno da corona a nord il Monte Raza Rrëza (in arbëresh, falda di monte) e ad est la montagna di Cernostasi si trova Civita, porta d’accesso al Parco del Pollino il più esteso d’Europa. Il paese gode da un lato di uno scenario vegetale di tipo mediterraneo e dall’altro del suggestivo paesaggio del canyon del Raganello.[1]

Oltre la visita del borgo di Civita, l’escursione proseguirà nei dintorni del Pollino, presso alcune località montane immerse nel boscoso verde del Parco Nazionale. Inoltre, se le condizioni meteorologiche e ambientali lo permetteranno, si potranno visitare le famose Gole del Raganello.

L’itinerario previsto potrà subire variazioni in base alle condizioni meteo e al tempo a disposizione.

Per info, sulla disponibilità dei posti auto o di qualunque altra informazione, contattate Imagorà tramite mail  all’indirizzo di posta elettronica: info@imagora.it o mediante cell. al numero 380 19 62 348.

Si rammenta che ogni partecipante dovrà essere autosufficiente per il viaggio di andata e ritorno e per il vitto (con esclusione della colazione che sarà fornita presso la struttura ricettiva). La partecipazione all’uscita sarà possibile solo mediante la firma di una liberatoria, poiché Imagorà si esonera da ogni responsabilità di danni fatti e/o subiti a cose e/o a persone per l’intera durata dell’escursione. Si consiglia abbigliamento comodo e un equipaggiamento adatto al trekking e al clima montano.

Si esige, altresì, un comportamento civile e riguardoso verso la natura, la fauna e la flora dei luoghi visitati.

[1] http://www.comunedicivita.it/civita.html

“Camera con Vista…sulla “Varia” è on-line!

Pagine-da-Camera-con-Vista---nA quasi un anno dalla celebrazione della “Varia” di Palmi, città del sud Italia in provincia di Reggio Calabria, pubblichiamo lo speciale numero “Camera con Vista” interamente dedicato alla manifestazione, giunta alla ribalta internazionale acquisendo lo status di bene immateriale dell’umanità Unesco. Ma tutti gli aspetti che riguardano ogni questione della “Varia” di Palmi, la sua storia, le altre feste strettamente collegate ad essa, proprio tutto, lo troverete leggendo questo numero. Quindi non mi prolungo e vi invito a sfogliare e a vedere. La parola accostata alla fotografia produce un risultato efficace. Speriamo con questo lavoro di esserci riusciti.

Pagine-da-Camera-con-Vista-pg2C’è un aspetto fondamentale che però dev’essere chiaro: un ringraziamento di vero cuore va a tutti coloro che si sono prodigati con il loro impegno, mi riferisco agli “Imagoriani” doc, coloro che hanno dedicato il loro tempo e, diciamocelo, si son fatti delle gran belle sudate nel torrido mese di agosto 2013, in orari proibitivi, per seguire ogni momento della “Varia”. Quasi la sesta corporazione: la divisa che ci ha contraddistinto era la maglietta nera, sicuramente non un toccasana ad oltre trenta gradi all’ombra, ma con la scritta dorata verticale “Imagorà”: fusione di immagine e piazza, il nostro segno distintivo. Mentre gli ‘mbuttaturi hanno trainato l’imponente macchina a spalla con la forza fisica, gli “Imagoriani”, mi piace chiamarli così piuttosto che formalmente “soci”, hanno cercato di immortalare attimi indelebili. E lo hanno fatto benissimo, documentando da più diversi e innumerevoli punti di vista. Ognuno di loro ha dato un contributo fondamentale e questa rivista che gli va dedicata. Il fatto che il loro impegno sia messo a disposizione di tutti anche attraverso “Camera con Vista” non è cosa di poco conto; chiedo dunque ai lettori che apprezzeranno testi e immagini di condividere il più possibile il magazine, che potete scaricare gratuitamente in pdf dal nostro stesso sito, oltre a sfogliarlo agevolmente sulla piattaforma di Issuu.

A tutti coloro che scopriranno per la prima volta la “Varia” ricordiamo che potranno viverla, mi pare il verbo giusto, il prossimo 31 agosto a Palmi. E nel frattempo leggete, osservate, indagate “Camera con Vista – Speciale Varia”.

Giuseppe Bova

Una Carezza di Vento

una_carezza_di_ventoIl 20 giugno 2014 al cinema teatro Aurora di Reggio Calabria è stata proiettata la prima del film “Una Carezza di Vento” tratto dal romanzo dello scrittore Bart Laface, figlio del noto cantante/comico Folk Enzo e condotto da una brillante regia di Pino Laface, fratello di Bart. Insieme hanno dato vita e realizzato un bel romanzo a cui ha avuto seguito il film, un lungometraggio ben realizzato, con poche risorse, ma risultati degni di lavori ben più costosi.
Un debutto accompagnato da oltre 350 presenze che hanno saturato il Cinema teatro reggino, superando le aspettative degli organizzatori.
Il cast composto da Bravi attori tra cui Spiccano i nomi di Rocco Barbaro, Gianfranco Quero, Saverio Malara, Adela Laface e tanti altri bravi talenti locali , che con tanti sacrifici , hanno regalato alla macchina da presa, scene ricche di professionalità, capaci di emozionare il pubblico più attento.

Sinossi: Il lungometraggio è composto da due episodi, che si sfiorano solo nel finale. Entrambi si svolgono tra giovedì santo e domenica di Pasqua.
Un cantante fallito, Mimmo Lo Trozzo, un divano pignorato, ultimo regalo della suocera prima di morire, da recuperare per riconquistare la perduta serenità familiare; Luca, il più piccolo di un gruppo di ragazzini deviati vessati da un boss da operetta impegnato ad organizzare un musical sulla vita di Cristo in neomelodico napoletano. Il sogno di fregare il boss, di fuggire in Romania per aprire un elegante bar italiano; Un pescatore poeta, Santo, dal passato turbolento che vive in un borgo marinaro e sogna di riconquistare una donna conosciuta 35 anni prima.
UNA CAREZZA DI VENTO, ambientato non a caso nella settimana di Pasqua, è la storia di tre resurrezioni mancate, anche se in verità quella di Mimmo Lo Trozzo, sembra compiersi, ma con l’inganno e l’abuso della credulità popolare. Non c’è in essa nulla di eroico e di ammirevole; l’unica concessione possibile è la simpatia per il personaggio, perseguitato dalla sfortuna e dai propri errori, eppure testardamente creativo nella ricerca di una via di scampo.
Le altre due resurrezioni, quella di Luca e dello zio Santo, sono impossibili per ragioni diverse. Luca ha un destino segnato dalle sventure familiari, da una sensibilità che non lo riscatta ma lo sprofonda nella coscienza terribile della propria sconfitta.
Santo ha invece perso il suo treno, anche se pensa di poterlo riprendere, alla stessa fermata, trentacinque anni dopo. Raramente, invece, la vita regala una seconda opportunità.

Giuseppe Filice

PROFUMI DIVERSI D’ESTATI DIVERSE – di R.Mancini

 
L’album dei profumi un giorno sarà forse realizzato da una tecnologia d’avanguardia; ma, per ora, un laboratorio estremamente evoluto ce lo portiamo dietro nei meandri del nostro cervello, immensi quanto tante infinite galassie di cui non si intravedono neppure i bordi.
Da là, in fondo, da qualche parte, risalgono ben definiti certi odori di certe estati di tanto tempo fa in cui la stessa aria aveva un altro sapore, ben distinta e distinguibile già da quando, con la pagella in mano, saltavi a due per volta i gradini del portone della scuola elementare correndo verso casa dove sapevi che la prima “divisa” di libertà erano quei sandaletti francescani a due fasce che in Villa , pedalando di buona lena o rincorrendo col bastoncino il tuo cerchio di legno, avrebbero accolta un po’ della polvere del terriccio che la ricopriva tutta, lasciando solo alle aiuole il compito delle fragranze di un giugno caldo e promettente, senza sbalzi ed imprevisti di tempo che cominciava ad addolcire l’aria tutta all’intorno, vie della città comprese con i loro odori di sugo e cucina, di fiori ai balconi e di panni stesi ad ingrandire la festa del bel tempo ormai consolidato.
Così poche le macchine che un’intera azione di calcio poteva svilupparsi da porta a porta nella via e rimettersi in gioco ancora quasi per un’altra azione completa salvo accostando al marciapiede, solo un momento, che passasse quel vecchio millecento che se ne andava lento verso il suo solito posteggio, là in fondo alla via.
Si portava in Villa il pane per i pesci rossi della grande vasca centrale ed il sapore dell’acqua della fontanella era accresciuto dalla gran sete che t’era venuta rincorrendoti con tuo fratello o avendolo sottoposto a delle briglie perchè facesse bene il suo compito di cavallo dello sceriffo.
Gioco delle lattine al sedile rotondo in pietra, nascondino dove siepi e tronchi offrissero momentaneo riparo prima delle scatto finale, con quel “l’ultimo libera per tutti”, piccole bici con traballanti rotelle posteriori che affossavano dove maggiore era il bricciolino e poi un giorno, finalmente, l’automobile a pedali.
Grande, immensa, di metallo, pesante e, a guardarla bene, di poco differente dalla tinozza di metallo dei panni della terrazza con mamma che saliva a stendere. Ma pur sempre un’automobile; bastava essersi fatti i polpacci ben allenati ed evitare i mucchietti di bricciolino più grandi per non raddoppiare la già grande fatica.
Ed i fiori delle aiuole avevano il loro bravo villiere che li innaffiava ogni mattina e il rastrello raccoglieva foglie e ghiande ammucchiandole da parte per poi pulir bene per il passeggio serale cittadino.
Ma si può, mi chiedo, avere ancora oggi, a mezzo secolo di distanza, l’esatta ed indimenticata percezione di quegli odori di giugno che poi diventavano più incisivi e corposi in luglio ed erano ancora più amabili in un agosto di iodio e salsadine di una Marinella da favola e di una Tonnara che ad essa contrastava anno dopo anno il primato della frequenza balneare?
E tutto si chiudeva con l’odore delle cartolerie che sapevano di chiuso e di libri, di cartelle e quaderni neri che ci avrebbero riportati in classe pur nelle altre attese di odori altrettanto speciali come il Natale e la Pasqua.
Altro che Album degli Odori da una sintesi chimica del futuro. L’Archivio dei profumi è sempre aperto: basta chiedere e tutto arriva puntuale come da una grande Biblioteca. Nessun limite per la riconsegna!

LA SVEGLIETTA – di R.Mancini

 

SVELAUREA

Era la prima cosa, disfacendo la valigia di mio padre, che se ne tornava al suo posto di sempre in casa.

Lo avrà accompagnato in decine di viaggi di lavoro e, pur contando sulla sveglia del portiere, se ne sarà stata sempre su quei comodini di camere d’albergo a ricordare un pezzo di casa propria, un riferimento a ciò cui sei legato e vuoi tornare.

Ed il suo ticchettio, ricaricato a mano e in maniera metodica, avrà costituito un momento giornaliero di conclusione e nello stesso tempo di avvio alla prossima giornata di impegni prima del treno del ritorno.

Paffutella, quando chiusa, e foderata di una pelle spesso dai colori vivaci, un vero oggetto del modernariato che oggi si mostra non solo per un dichiarato “amarcord” d’altri tempi ma anche per un nemmeno tanto velato ritorno con la memoria a quando le cose andavano meglio.

 Poi la usai anch’io.

Con la fortuna di una università vicina, avevo sempre fatto il pendolare, partendo col buio da Palmi e vedendo albeggiare sul limpido mare della Costa Viola tra gli archi della galleria a mezza costa del Sant’Elia e giungendo a Messina già pervasa dai profumi delle caffetterie, della nafta portuale, delle carrozzelle alla stazione e del traffico sempre più caotico man mano che il primo mattino cedeva il passo al giorno pieno.

Lezioni, file di segreterie, statini da presentare, librerie e quant’altro mi facesse tornate a casa quasi distrutto, avvertendo già l’arrivo  fin da Bagnara quando le Bagnarote scaricavano le loro ceste dai vagoni e con queste sulla testa, in un equilibrio quasi da numero circense, con il sinuoso ondeggiare delle loro gonne si dirigevano al primo binario con me che avevo Palmi alla prossima fermata dopo cinque minuti e dopo gli archi della galleria del Sant’Elia che mi mostravano ora un mare  più imperlinato dai riflessi del primissimo pomeriggio.

Ma con una tesi da svolgere prevalentemente in Biblioteca, affinchè i termini usati da un poeta toscano  ritrovassero, nella pedissequa ricerca glottologica, le varie accezioni di significato e gli inserimenti nei versi poetici dei più grandi della poesia, be’ questa non era cosa da “pendolarismo”.

La stanzetta che con mio padre trovammo in una penzione dalle parti della Caronte, ebbe subito tra i suoi arredi familiari proprio questa sveglietta che scandì le mie giornate fuori e dentro casa nel cuore di un’estate meravigliosa per chi se ne stava a Palmi ma in cui di sera, per me,l’unico conforto era qualche buon film in una Arena, all’aperto appunto, con nell’aria i mille variegati profumi di una città portuale, con la sua nafta, le sue carrozzelle, le sue friggitorie della vicina Fiera ed un compito da portare a buon fine per me e soprattutto per i miei.

PUNTUALMENTE AD OGNI INIZIO D’ANNO SCOLASTICO – di R.Mancini

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Scatola da sei o da dodici pastelli, o più semplicemente “colori”, come li chiamavamo noi ragazzini delle Elementari?

 Li userò davvero tutti e dodici o i sei, quelli essenziali ,di legno grezzo, ben usati e sapientemente incrociati con i “mozziconi” degli anni precedenti, basteranno anche oltre il necessario?

Mi occorrerà davvero un buon arancione quando so che  con il rosso e il giallo lo otterrò secondo la tonalità desiderata?

 E lo stesso per quel viola che mi verrà fuori meravigliosamente dall’unire, secondo la giusta pressione della mia mano, il rosso e il blu.

 E quella scatoletta di cartone leggero che li conteneva! Che bozzetto la scena del giovane Giotto che disegna su un masso un soggetto agreste mentre il suo maestro appare ammirato, come ci racconta il Vasari, anche per la perfezione di un cerchio eseguito dal ragazzo a mano libera, in maniera così perfetta da eguagliare quello tracciato da un compasso! Continua a leggere