PROFUMI DIVERSI D’ESTATI DIVERSE – di R.Mancini

 
L’album dei profumi un giorno sarà forse realizzato da una tecnologia d’avanguardia; ma, per ora, un laboratorio estremamente evoluto ce lo portiamo dietro nei meandri del nostro cervello, immensi quanto tante infinite galassie di cui non si intravedono neppure i bordi.
Da là, in fondo, da qualche parte, risalgono ben definiti certi odori di certe estati di tanto tempo fa in cui la stessa aria aveva un altro sapore, ben distinta e distinguibile già da quando, con la pagella in mano, saltavi a due per volta i gradini del portone della scuola elementare correndo verso casa dove sapevi che la prima “divisa” di libertà erano quei sandaletti francescani a due fasce che in Villa , pedalando di buona lena o rincorrendo col bastoncino il tuo cerchio di legno, avrebbero accolta un po’ della polvere del terriccio che la ricopriva tutta, lasciando solo alle aiuole il compito delle fragranze di un giugno caldo e promettente, senza sbalzi ed imprevisti di tempo che cominciava ad addolcire l’aria tutta all’intorno, vie della città comprese con i loro odori di sugo e cucina, di fiori ai balconi e di panni stesi ad ingrandire la festa del bel tempo ormai consolidato.
Così poche le macchine che un’intera azione di calcio poteva svilupparsi da porta a porta nella via e rimettersi in gioco ancora quasi per un’altra azione completa salvo accostando al marciapiede, solo un momento, che passasse quel vecchio millecento che se ne andava lento verso il suo solito posteggio, là in fondo alla via.
Si portava in Villa il pane per i pesci rossi della grande vasca centrale ed il sapore dell’acqua della fontanella era accresciuto dalla gran sete che t’era venuta rincorrendoti con tuo fratello o avendolo sottoposto a delle briglie perchè facesse bene il suo compito di cavallo dello sceriffo.
Gioco delle lattine al sedile rotondo in pietra, nascondino dove siepi e tronchi offrissero momentaneo riparo prima delle scatto finale, con quel “l’ultimo libera per tutti”, piccole bici con traballanti rotelle posteriori che affossavano dove maggiore era il bricciolino e poi un giorno, finalmente, l’automobile a pedali.
Grande, immensa, di metallo, pesante e, a guardarla bene, di poco differente dalla tinozza di metallo dei panni della terrazza con mamma che saliva a stendere. Ma pur sempre un’automobile; bastava essersi fatti i polpacci ben allenati ed evitare i mucchietti di bricciolino più grandi per non raddoppiare la già grande fatica.
Ed i fiori delle aiuole avevano il loro bravo villiere che li innaffiava ogni mattina e il rastrello raccoglieva foglie e ghiande ammucchiandole da parte per poi pulir bene per il passeggio serale cittadino.
Ma si può, mi chiedo, avere ancora oggi, a mezzo secolo di distanza, l’esatta ed indimenticata percezione di quegli odori di giugno che poi diventavano più incisivi e corposi in luglio ed erano ancora più amabili in un agosto di iodio e salsadine di una Marinella da favola e di una Tonnara che ad essa contrastava anno dopo anno il primato della frequenza balneare?
E tutto si chiudeva con l’odore delle cartolerie che sapevano di chiuso e di libri, di cartelle e quaderni neri che ci avrebbero riportati in classe pur nelle altre attese di odori altrettanto speciali come il Natale e la Pasqua.
Altro che Album degli Odori da una sintesi chimica del futuro. L’Archivio dei profumi è sempre aperto: basta chiedere e tutto arriva puntuale come da una grande Biblioteca. Nessun limite per la riconsegna!